data aggiornamento 24/10/2016

Ward - Contemporary Art Map

Arte All'Arte 9 Edizione

Incastonato nel tipico paesaggio toscano di misurata bellezza si eleva in tutta la sua necessaria incongruenza un inceneritore tecnologicamente sofisticato che raccoglie e tratta rifiuti differenziati e indifferenziati e fanghi biologici dell'area della Val d'Elsa. E' questo il luogo scelto da Nari Ward per il suo Illuminated Sanctuary of Empty Sins. L'opera, in forma di grande scultura praticabile, ha come base un terrapieno che sorge accanto all'inceneritore e che è in effetti una precedente discarica coperta: copre ciò che è residuo dei nostri consumi, dei nostri bisogni e dei nostri desideri bene o male soddisfatti, e che ora non vogliamo vedere, che abbiamo voluto rimuovere dall'orizzonte del nostro sguardo, pur essendo consapevoli della sua imbarazzante esistenza. E' già questo parte essenziale delle tematiche affrontate dall'arte di Nari Ward: che cosa la cultura attuale sceglie di conservare e che cosa sceglie di eliminare dalla propria memoria storica, che cosa viene deciso di sacrificare senza alcuna patente di sacralità e attraverso un processo di riduzione del valore e della dignità di ciò che comunque è stato, qual è e in che consiste la tossicità dei residui delle nostre produzioni e dei nostri consumi. L'opera consiste in un camper con le pareti di alabastro bianco traslucido con il muso deflagrato e sepolto in un ammasso di residui ferrosi prodotti dall'inceneritore. Al suo interno si dispiega il santuario. Alle sue pareti sono appesi sacchetti di teflon, il materiale assolutamente impermeabile utilizzato per contenere i residui tossici dell'inceneritore, come gli ex-voto in una cappella votiva. In mezzo sedili fatti di copertoni d'auto. Sul fondo l'altare semicircolare in ferro battuto – un omaggio anche questo, insieme all'alabastro, all'artigianato locale -, su cui sono accese innumerevoli candele rosse. Santuario dunque, debitamente orientato in direzione est-ovest, come luogo di sosta e di contemplativa autoriflessione, scena di un rituale senza officianti, ma anche simbolico e dislocato ventre sacrale della macchina distruttrice dei rifiuti, tempio etico dedicato alla mortalità ai suoi processi.

 

 

Nari Ward è nato nel 1963 a Saint Andrews in Giamaica, già a dodici anni è negli Stati Uniti prima a Brooklyn, quindi nel New Jersey e attualmente a Harlem. Il suo lavoro si sviluppa a partire dai primi Anni Novanta e consiste perlopiù in grandi installazioni e sculture in cui utilizza materiali di uso quotidiano e scarti e residui di oggetti di consumo. La sua opera, che oscilla continuamente fra l'iconografia funeraria e il bricolage, si inscrive nella grande tradizione della cultura Afro-Americana, di cui al momento attuale egli è una delle voci più eloquenti, il suo più noto predecessore restando David Hammons. Ha tenuto mostre personali al New Museum di New York, al Magasin di Grenoble, all'Institute of Visual Arts di Milwaukee e alla GAM di Torino. Ha partecipato alla Biennali di Venezia e dello Whitney e ad importanti mostre e rassegne sia in America che in Europa.

a cura di
associazione Arte Continua
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